CHIESA CRISTIANA EVANGELICA 

  NELLA CITTA' DI CREMONA 

meditazioni

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"Quali sono i passi per la salvezza?"

Posted by silvano on December 8, 2014 at 3:35 AM Comments comments (2)

: Molte persone stanno cercando i “passi per la salvezza”. Alla gente piace l’idea di un manuale di istruzioni che dia cinque passi da seguire per ottenere la salvezza. Un esempio di questo è l’Islam con i suoi Cinque Pilastri. Secondo l’Islam, se i Cinque Pilastri vengono osservati, la salvezza sarà garantita. Dato che l’idea di un processo fatto di vari passi è attraente, molte persone nella comunità Cristiana commettono l’errore di presentare la salvezza come un processo fatto di fari passi. Il Cattolicesimo Romano ha sette sacramenti. Diverse denominazioni Cristiane aggiungono il battesimo, la confessione pubblica, il ravvedimento dal peccato, il parlare in lingue, etc., come passi per la salvezza. Ma la Bibbia presenta un solo passo per la salvezza. Quando il carceriere di Filippi chiese a Paolo “Che cosa devo fare per essere salvato?”, Paolo ha risposto “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato” (Atti 16:30-31).

La fede in Gesù Cristo come Salvatore è l’unico “passo” per la salvezza. Il messaggio della Bibbia è molto chiaro su questo. Tutti abbiamo peccato contro Dio (Romani 3:23). A causa del nostro peccato, meritiamo di essere separati da Dio (Romani 6:23). A causa del Suo amore per noi (Giovanni 3:16), Dio ha preso forma umana ed è morto al posto nostro, prendendo punizione che meritavamo (Romani 5:8; 2 Corinzi 5:21). Dio promette il perdono dei peccati e la vita eterna in paradiso a tutti coloro che ricevono per grazia attraverso la fede, Gesù Cristo come Salvatore (Giovanni 1:12; 3:16; 5:24, Atti 16:31).

La salvezza non ha a che fare con certi passi da seguire per meritare di essere salvati. Certamente è vero che i Cristiani si devono battezzare. Certamente è vero che i Cristiani devono pubblicamente confessare Cristo come Salvatore. Certamente è vero che i Cristiani si devono ravvedere dal peccato. Certamente è vero che i Cristiani devono consacrare le loro vite ad obbedire a Dio. Ma questi non sono passi per la salvezza. Sono piuttosto risultati della salvezza. A causa del nostro peccato, non possiamo guadagnare la salvezza in alcun modo. Potremmo anche seguire 1000 passi, ma non sarebbero sufficienti. Ecco perché Gesù è dovuto morire al posto nostro. Noi siamo assolutamente incapaci di pagare il nostro debito di peccato a Dio per purificare noi stessi dal peccato. Solo Dio poteva compiere la nostra salvezza, e lo ha fatto. Dio stesso ha completato i “passi” e quindi offre la salvezza chiunque lo riceve.  La salvezza ed in perdono dei peccati non hanno a che fare con seguire dei passi. Dobbiamo ricevere Cristo come Salvatore e riconoscere ciò che Lui ha fatto e la Sua opera per noi. Dio richiede da noi un solo passo: ricevere Gesù Cristo come Salvatore e mettere la nostra fiducia esclusivamente in Lui come via di salvezza. Ecco ciò che distingue la fede Cristiana da tutte le altre religioni del mondo, ognuna delle quali ha una lista di passi da seguire per ottenere la salvezza. La fede Cristiana riconosce che Dio ha già compiuto tutti i passi e ci chiama semplicemente a ricevere Gesù in fede.

Per saperne di più: http://www.gotquestions.org/Italiano/passi-salvezza.html#ixzz3LIH1qTyx

Guardare a Gesu'

Posted by silvano on September 22, 2012 at 9:50 AM Comments comments (0)

Il giovinetto di sedici anni era sconvolto. Prima e dopo essere tornato in

famiglia a Colchester per le vacanze, non trovava pace. Il peccato era

divenuto per lui "un peso insopportabile". Si sentiva "orribilmente colpevole".

Nei sermoni e negli scritti allude spesso all'episodio oltremodo importante

della sua conversione. Com'era amaro il mio "dolore!" esclama. "Che giorni

oscuri! Che notti terribili! Mi accovacciavo in un angolo solitario della casa e

singhiozzavo. La durezza del mio cuore mi spaventava. Mi pareva di essere il

più grande dei peccatori, il più maledetto degli uomini.

A dire il vero, non avevo commesso nessuno di quei peccati che il mondo

giudica gravi, ma non riuscivo a liberarmi dal pensiero opprimente che,

avendo ricevuto più che gli altri, di più mi sarebbe stato ridomandato.

Pregavo, pregavo, chiedevo misericordia, ma i mesi passavano senza che io

ottenessi l'esaudimento delle mie preghiere. Talvolta mi sentivo tanto stanco

del mondo che desideravo morire, ma pensando alla prospettiva dell'eternità

avevo terrore.

Cercavo in tutti i modi di vincere il male, pensando alla punizione divina ma

tutto era vano! La mia inclinazione verso il male era troppo forte, perchè la

potessi dominare. La mia propria salvezza mi faceva l'effetto d'un sogno

inattuabile".

Un giorno Spurgeon s'armò di coraggio e aprì il suo cuore torturato, alla

madre. "Non posso persuadermi che il Signore voglia salvarmi" le disse.

L'energica donna piena di fede cercò di confortarlo: "Ho udito molte persone

imprecare e bestemmiare ma non ho mai udito nessuno che ha sostenuto

d'essersi rivolto a Gesù e d'esserne stato respinto". Malgrado ciò, Carlo

persisteva a credere d'essersi rivolto a Lui e d'esserne stato respinto!

Leggeva avidamente "L'invito agli inconvertiti" di Baxter "All'erta peccatori"

di Alleine. Leggeva e rileggeva la Bibbia, ma il suo turbamento, invece di

scemare, aumentava. Pregando, piangeva, ma non ne provava alcun sollievo.

Il sentimento del peccato non gli concedeva requie e il dubbio l'assaliva.

Passava ostinatamente da una chiesa all'altra con la vaga speranza di udire

finalmente una parola che gli donasse pace e riposo: fu sempre deluso.

Tentazioni d'ogni specie facevano un tumulto in quel povero cuore.

Dubitò di tutto: di Dio, di Cristo, dell'inferno, del paradiso; dubitò perfino

dell'esistenza del mondo e della propria, ma il nulla l'atterrì e lo scosse dal

sogno diabolico: egli ricominciò a credere alla propria esistenza, a Dio e a

Gesù Cristo, senza trovar per questo la pace della coscienza.

La legge santa di Dio lo sbigottiva. Aveva cercato d'osservarla, ma con

quale risultato? Di fronte alla perfezione dei comandamenti divini emergeva la

sua enorme debolezza. "Che fare, come fare per esser salvato?" La coscienza

lo martellava. Sentiva che da sè non avrebbe potuto salvarsi.

Con l'animo in lotta continuava a frequentare tutti i luoghi di culto di

Colchester, sorretto dal filo di speranza di poter pervenire ad una risposta

soddisfacente al quesito che lo martoriava: "Che farò, come farò per essere

salvato?"

Una domenica mattina, era il 6 Gennaio 1850, la neve cadeva abbondante.

Le vie di Colchester erano deserte. Carlo Spurgeon uscì egualmente. Per nulla

al mondo si sarebbe rassegnato a perdere un solo culto: un culto perso

sarebbe stato, secondo lui, una probabile occasione in meno per incontrar la

salvezza. Dunque uscì.

Aveva pensato di andare a una certa chiesa, ma, a un tratto, la bufera si

fece tanto impetuosa che fu costretto a cambiare direzione. Infilò

velocemente la prima viuzza che trovò: un vicolo oscuro che metteva in uno

spiazzo dove c'era una modestissima chiesa che il giovanetto non aveva mai

visto. Ne aveva però sentito parlare: gli era stato detto che in quella

radunanza si cantava così orribilmente forte da provocare un gran mal di

testa. Entrò tuttavia, pensando: "Mi verrà mal di testa, ma almeno oggi non

perderò il culto".

Si mise a sedere, ma, aspetta, aspetta nessun pastore compariva. Il

pastore doveva certamente essere stato bloccato dalla neve che continuava a

cadere con maggior furia di prima. Finalmente, dopo un lungo e noioso

attendere, un uomo che era seduto con le altre persone in un banco, un uomo

di misera apparenza, piccino e secco, si alza e si avvia a salire sul pulpito,

evidentemente con l'intenzione di supplire alla meglio il pastore bloccato dalla

neve. Chi era? Un sarto? Un calzolaio? Spurgeon non lo seppe mai e non lo

rivide più da quella volta in poi.

"Non l'ho più rivisto da allora" egli dice "e non lo rivedrò probabilmente che

in cielo". L'ometto aprì la Bibbia e lesse in Isaia il capitolo quarantacinque e

quindi scelse il testo della sua "chiacchierata" (retoricamente parlando, il

discorso non meritava un più bel nome): il versetto ventidue di quel

medesimo capitolo: "Guardate a me e siate salvati, voi tutte le estremità della

terra! Poiché io sono Dio e non ce n'è alcun altro".

L'oratore improvvisato leggeva male e parlava peggio, con frasi rotte e

quasi a singhiozzi, con pronunzia campagnola. Nonostante ciò fin dalle prime

parole il sermone produsse un profondo effetto sull'animo angosciato di

Spurgeon! Disse: "Guardate"! È cosa facile il guardare! Ma a chi dobbiamo

guardare? Al Cristo! È necessario guardare al Cristo e non a se stessi.

Guardate dunque a Cristo!

Nel testo ci è detto: "Guardate a me, guardate a me, esclama Gesù,

guardate a me: io sudo gocce di sangue! Guardate a me: io sono crocifisso!

Guardate a me: io risuscito dai morti! Guardate a me: io risalgo al cielo!

Guardate a me: io sono seduto alla destra del Padre! O peccatore, guarda,

guarda a me"!

Poi, volgendo lo sguardo verso il luogo dove lo Spurgeon se ne stava

seduto, l'oratore aggiunse: "Giovanotto, mi sembrate molto abbattuto e

infelice e sempre lo sarete, finché non fate ciò che ordina il testo". E, levando

le mani, gridò con voce energica: "Guardate, guardate, guardate al Cristo!

Egli v'invita a sè!".

Spurgeon ha alluso spesse volte alla commozione da lui provata in quel

momento solenne e sarà bene che lo lasciamo raccontare: "Quanto tutta

l'anima mia fu scossa da quelle semplici e vivaci parole dell'artigiano!

"Come!", pensai, "costui mi conosce e sa quello che si agita in me?" Tendevo

a crederlo. Ormai il dado è tratto, dissi fra me medesimo, accada quel che

accada, confido in Cristo e mi do a Lui per la vita e per la morte! Non ricordo

che cosa il predicatore continuò a dire, veramente non gli prestai più

attenzione, assorto com'ero in quest'unico pensiero: Guardare a Gesù!

Avevo intuito che questa doveva essere la vera, la sola vera via della

salvezza e che gioia provai! Mi sentii sollevato dal peso dei miei peccati e

come facilmente compresi che Gesù aveva preso su di sé i peccati di tutti

coloro che credono in Lui.

Dalla grazia di Dio fui reso capace di guardare a Gesù. Ed io, che qualche

minuto prima ero abbattuto, disorientato e quasi disperato, io, che avrei

preferito morire anziché continuare a vivere una vita di rimorsi e di sofferenze

qual era quella che da parecchio tempo conducevo, provai a un tratto come se

il paradiso fosse calato dal cielo nella mia coscienza. Non staccai mai più lo

sguardo da Gesù. Uno sguardo mi salvò, ed io non ho cessato di guardare e in

cielo guarderò ancora, pieno di gioia indicibile!

Io, che fino ad allora pensavo che, per salvarmi, avrei dovuto fare chissà

che cosa, avevo scoperto che basta guardare a Cristo. Io, che credevo di

dovermi tessere faticosamente una veste, per nascondere agli occhi di Dio le

sozzure dell'anima mia, avevo compreso che Gesù, in cambio di un solo

sguardo, mi aveva coperto di un manto regale!

Tornai a casa tutto felice. I parenti, notando il mutamento avvenuto in me,

mi domandarono il perchè della mia gran gioia. Risposi che avevo creduto nel

Cristo e che sta scritto: "Non v'è alcuna condanna per coloro che sono in

Cristo Gesù".

Com'è facile immaginare, il dolce ricordo di quel giorno non si cancellò più

dall'animo di Carlo Haddon Spurgeon e le parole dell'artigiano di Colchester, il

quale aveva preso il posto del pastore in una mattinata di neve,

riecheggiarono poi più e più volte nei sermoni e negli scritti eloquenti del

grande predicatore

Una cosa certa,.......

Posted by silvano on September 22, 2012 at 9:45 AM Comments comments (0)

....Nello sport, non era per niente bravo. Riuscì ad entrare nella squadra di golf della scuola ma l’unica volta che giocò nella stagione perse.

Quando gli diedero un’altra possibilità di giocare, perse ancora.

Durante il periodo scolastico, ha avuto sempre problemi a socializzare. Nessuno degli studenti si importava di lui.

Era come se lui non esistesse.

Non si sa come sia andata la sua vita sentimentale, ma non è mai riuscito ad invitare una ragazza per uscire nel periodo scolastico. Lui aveva paura di essere rifiutato.

Era un perdente. Tutti sapevano questo. Anche lui stesso. L’unica cosa importante per lui era disegnare. Era orgoglioso dei suoi disegni.

A nessuno, a parte se stesso, piacevano quei disegni. Nell’ultimo anno del liceo scientifico, offrì alcune delle sue vignette agli organizzatori del libro del diploma ma furono rifiutate.

Ma essendo convinto del suo talento e decise di diventare un artista professionale.

Scrisse una lettera agli studi di Walt Disney, dove gli chiesero di mostrare i suoi lavori e gli suggerirono un tema affinché potesse svilupparlo. Disegnò le vignette, e prese molto tempo per farle.

Ma anche qui le sue vignette non furono accettate.

Un altra sconfitta per il perdente.

Allora decise di scrivere la propria biografica in vignette, descrivendo se stesso quando era bambino: un ragazzo perdente che non riusciva ad eccellere.

Presto, il personaggio delle vignette divenne famoso in tutto il mondo. Quel ragazzo che non ne faceva una giusta, il cui lavoro era stato rifiutato molte volte, era Charlie Schulz, il creatore delle vignette Peanuts, del cane Snoopy e del piccolo Charlie Brown, il ragazzino che non riusciva a far volare mai il suo aquilone e non riusciva mai a calciare un pallone.

Una cosa è certa, Dio ha un tempo giusto per trasformare i perdenti in vincitori… il nostro compito è aspettare e non desistere.

Un destino comune e due diverse destinazioni

Posted by silvano on July 30, 2012 at 6:20 AM Comments comments (0)

La vita può essere stata molto diversa per gli uomini sulla terra, ma alla fine tutti dovranno passare per la strettoia del comune "imbuto" in cui siamo, il comune destino di tutti: la morte ed il giudizio. "Or avvenne che il mendicante morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo; morì anche il ricco e fu sepolto. E, essendo tra i tormenti nell'inferno, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo e Lazzaro nel suo seno" (22,23).

Qui abbiamo diversi preziosi insegnamenti:

a) La morte non è la fine di tutto. Sbaglia chi dice: "Godiamoci la vita finché possiamo... dopo sarà finito tutto". L'Apostolo scrisse: "Se i morti non risuscitano, mangiamo e beviamo, perché domani morremo" (1 Co. 15:32). Non è però così: vi sarà una risurrezione per tutti indistintamente, e...

b) Vi sarà un giudizio. "...è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, e dopo ciò viene il giudizio" (Eb. 9:27). Ciascuno dovrà rendere conto di sé stesso a Dio (Ro. 14:12), "Essi renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti" (1 Pi. 4:5), tanto che nulla potrà essere celato a Dio: "non vi è alcuna creatura nascosta davanti a lui, ma tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto" (Eb. 4:13).

c) Vi sarà una discriminazione. All'uscita della "strettoia dell'imbuto" il destino tornerà a dividerli, ma con criteri diversi da quelli che vorremmo. Lazzaro, giustificato, "fu portato dagli angeli nel seno di Abramo". I messaggeri di Dio si occupano della sua anima portandolo in alto. Il ricco morì, e di lui si dice semplicemente "fu sepolto" (22b). Il suo destino è "in basso", la sua vita "la si seppellisce" ignominiosamente. La parola "inferno" significa "luogo basso, profondo". In che cosa consiste questa pena?

i. La pena eterna. "...essendo nei tormenti dell'inferno" (23), in greco Ades, il luogo dei morti, che nel Nuovo Testamento non è quello dei giusti. Luogo spaventoso? Certamente. Ingiusta tortura? Liberiamoci dai pregiudizi moderni, e prendiamo la Bibbia (incluse le chiare parole di Gesù sull'argomento), con rispetto per quello che è, Parola di Dio, senza tanti "si, ma, già, e però". Dio nel comminare la pena dell'inferno è giusto perché intende che le Sue prerogative e la Sua legge vengano rispettate.

La destinazione nell'aldilà è definitiva. Nessuno potrà "passare" da un luogo all'altro. "...Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi" (26). Gesù disse: "...è meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne" (Mr. 9:43,44).

ii. Una pena severa. "...fra i tormenti dell'inferno" (23a), "...soffro terribilmente in questa fiamma" (25b), "in questo luogo di tormento" (28b). La pena è severa perché il peccato disonora l'eterna gloria del Dio tre volte santo. Dice la Scrittura: "...perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non ha usato misericordia; e la misericordia trionfa sul giudizio" (Gm. 2:13). "Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li cacciò nel tartaro tenendoli in catene di tenebre infernali, per esservi custoditi per il giudizio... e non risparmiò il mondo antico... e condannò alla distruzione Sodoma e Gomorra... " (2 Pi. 2:4).

Al ricco Abramo dice: "Ricorda che tu hai (già) ricevuto i tuoi beni durante la vita" (25). Il ricco ha già ricevuto ciò che aveva visto come buone cose. Egli avrebbe potuto scegliere le cose di Dio, ma preferì i piaceri fisici.

iii. Non basta una formale professione di fede. Il ricco si professava "figlio di Abramo": a che giovava però la sua fede se "non date loro le cose di cui hanno bisogno per il corpo?" (Gm. 2:14). L'impenitenza si pagherà. "Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d'ira, per il giorno dell'ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio" (Ro. 2:5).

iv. "Nel seno di Abramo" (22). "Nel seno di" nella Bibbia indica essere ospiti di onore ad un banchetto. Es. "Or uno dei discepoli, quello che Gesù amava, era appoggiato sul petto di Gesù" (Gv. 13:23). E' il banchetto messianico dei redenti, insieme al "padre dei credenti", Abramo. "Egli è consolato" (25c). E' luogo di eterna gioia e soddisfazione e, per Lazzaro, "compensazione" delle privazioni e delle ingiustizie subite.

v. C'è una "distanza" fra i due luoghi: "...vide da lontano Abramo e Lazzaro..." (23), "fra noi e voi è posto un grande baratro" (26a).

c) La personalità dei due come pure la loro consapevolezza viene conservata. "Alzò gli occhi, vide da lontano Abramo e disse..." (23), "soffro terribilmente" (24b).

d) Il tempo della grazia è terminato, non vi sono più altre possibilità di salvezza disponibili. "Abbi pietà di me... "(24a), "nessuno può passare di là a noi" (26). Anche nell'inferno l'uomo ricco è arrogante, e pensa di poter far fare a Lazzaro quello che vuole. Né salvezza e nemmeno più la misericordia di un temporaneo sollievo! Abramo dice: "Anche se volessi aiutarti, non potrei". "Les jeux sont faites!". Il ricco riconosce troppo tardi di aver sbagliato tutto nella sua vita.

IV. Almeno loro...

Se "i giochi sono fatti" per il ricco e Lazzaro, e la destinazione del ricco non può più essere cambiata, che almeno i fratelli del ricco siano avvertiti del pericolo che corrono prima che sia troppo tardi! Per la prima volta il ricco pensa a qualcun altro, sebbene questo rimanga nell'ambito della propria famiglia. E ancora pretende che Lazzaro sia mandato a fare quel che lui vuole! "...Ma quello disse: "Ti prego dunque, o padre, di mandarlo a casa di mio padre, perché io ho cinque fratelli, affinché li avverta severamente, e così non vengano anch'essi in questo luogo di tormento." (27,28).

1) I cinque fratelli del ricco seguono le orme del loro fratello maggiore, vivono nello stesso suo stile, sono ciechi, non si accorgono del pericolo che corrono. E' lo stile di vita condiviso da tutta una famiglia.

2) Il ricco invoca Dio a che abbia misericordia dei suoi fratelli, che non sia così spietato, che offra loro la possibilità, la grazia, per ravvedersi, che si fermino prima di cadere nel burrone. Dio non è spietato ed irragionevole, Dio ha provveduto una via di salvezza. Quale?

(a) In questo mondo molti dicono: "...se tutto questo è vero, che qualcuno torni dai morti per testimoniarcelo, per raccontarcelo, per persuaderci con la sua testimonianza: che Lazzaro torni dai morti e li avverta! Si tratta però di una patetica illusione. "... se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno" (30).

(b) La risposta è: no, non così. Questo non è il modo che Dio ha scelto per "avvertire" i peccatori e per dare loro grazia. "...hanno Mosè e i profeti, ascoltino quelli" (29). Dio ha già provveduto per chiunque abbia orecchie per ascoltare, una via di salvezza, la possibilità della grazia. L'annuncio della grazia di Dio per chiunque fa di Gesù Cristo il proprio Signore e Salvatore, e questo annuncio si trova nella Bibbia. L'annuncio pare una follia per l'uomo naturale, ma questa è l'unica chance che Dio voglia loro offrire: "Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione" (1 Co. 1:21).

(c) Il ricco però risponde: "No, così non crederanno mai! Che essi vedano 'qualcosa di concreto, di sconvolgente, di incontrovertibile!". "Patetica illusione! ""se non ascoltano Mosè e i profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti" (31). Chi è cieco, indurito ed ostinato certo non si lascerà impressionare nemmeno da uno che ritorna dai morti!

IV. Chi potrà scuotere l'umana ostinazione?

Il messaggio dell'Evangelo di Gesù Cristo ricevuto con fede e che scaturisce nel ravvedimento e nei suoi frutti, è l'unica possibile chance che Dio ci abbia dato per venire a capo della drammatica condizione degli increduli, quella situazione che nella loro cecità essi insistono a negare o ad affermare che sia altrimenti. Gesù in questa parabola ci mette chiaramente in guardia: dalle creature umane Iddio si aspetta un comportamento conforme alla Sua legge. La legge di Dio regola il giusto comportamento da tenersi sia verso Dio che verso il prossimo. Chi disattende queste sue precise responsabilità non si illuda che alla fine "tutto andrà comunque bene", perché siamo state fatte creature responsabili che dovranno rendere conto di sé stesse a Dio.

E' vero, tutti davanti alla santa legge di Dio siamo mancanti e giustamente meritiamo le eterne sanzioni che queste contravvenzioni comportano, ma Dio nella Sua misericordia ci ha offerto la sola uscita di sicurezza possibile: la grazia nel Suo Figlio Gesù Cristo. Chi segue il Salvatore Gesù Cristo con fiducia lasciandosi formare e riformare da Lui come Suo discepolo vedrà il proprio destino ultimo mutare radicalmente. Non aspettiamoci che Dio "ci persuada" tramite "rivelazioni convincenti". Ci ha rivelato tutto nella Sua Parola e non ve ne saranno più altre.

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Caro lettore, se cerchi Dio e non Lo hai ancora trovato, non perdere altro tempo

Posted by silvano on April 24, 2012 at 2:15 PM Comments comments (0)

Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore." (Ger. 29:13)

Fra la confusione ed il ritmo frenetico del vivere quotidiano, tanti uomini e donne, sommersi dalle difficoltà e dai pesi della vita, iniziano a cercare Dio. Ma non sempre si cerca nella direzione giusta.

C'è chi crede di trovare Dio in una nuova religione, o nelle filosofie orientali, altri invece pensano di giungere alla conoscenza di Dio compiendo buone opere e conducendo una vita sana moralmente. Ma presto ci si accorge che ciò non basta per farci sentire appagati. C'è un vuoto in noi che solo Gesù può colmare.

La Parola di Dio parla chiaro a riguardo: Chiunque Lo cerca con tutto il cuore Lo troverà!

Gesù non ha mai deluso nessuno. Egli per primo desidera incontrare il cuore dell'uomo e mostrargli la grandezza e la profondità del Suo amore. Se il nostro bisogno di Dio è sincero e realizziamo che tutto ciò che vogliamo è Lui nella nostra vita, allora siamo certi di incontrarLo.

Caro lettore, se cerchi Dio e non Lo hai ancora trovato, non perdere altro tempo: non andare nella direzione sbagliata, incontreresti solo delusioni. Invoca oggi stesso il Signore con tutto il tuo cuore, ed Egli aprirà la strada che ti condurrà verso di Lui!

Gesu si ricorda di quel ladro portandolo in paradiso... Si ricorder? di te?

Posted by silvano on February 16, 2012 at 9:35 AM Comments comments (0)

Dalla Bibbia, Luca 23:33-43

“Quando furono giunti al luogo detto «il teschio», vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Poi divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Il popolo stava a guardare. E anche i magistrati si beffavano di lui, dicendo: «Ha salvato altri, salvi sé stesso, se è il Cristo, l’Eletto di Dio!» Pure i soldati lo schernivano, accostandosi, presentandogli dell’aceto e dicendo: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso!».

Vi era anche questa iscrizione sopra il suo capo: QUESTO È IL RE DEI GIUDEI. Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi! » Ma l'altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma Egli non ha fatto nulla di male».

E diceva: "Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!"

Se Gesù fosse stato di una qualsiasi religione di questo mondo avrebbe detto: “Vuoi andare in paradiso!?... Veramente nella tua vita ti sei comportato malissimo. Comunque, se persevererai nel fare il bravo fino alla fine (come dicono tutte le religioni), se non mangerai carne il venerdì, etc., etc., e se dopo morto ti accenderanno le candele, così pure dopo un mese e dopo un anno e via di seguito per ogni anno, FORSE potrai andare in paradiso”.

Di un’altra, avrebbe detto: “Bene! Se vuoi andare in paradiso, non devi fare il militare devi metterti la cravatta, andare in giro con la tua 24 ore, non fare trasfusioni di sangue... e FORSE poi vi andrai”.

Di un’altra ancora avrebbe detto: “Non devi mangiare carne di maiale, devi pregare 5 volte al giorno, devi osservare il Ramadan (digiunare un mese l’anno), devi fare un pellegrinaggio alla Mecca... FORSE poi andrai in paradiso”.

Le religioni sono tutte così: “Questo non si fa, questo non si dice…”.

E se Gesù fosse stato di una qualsiasi altra religione la musica del “FORSE” non sarebbe cambiata.

Ma GESÙ non è come le religioni di questo mondo e dà una risposta istantanea e piena di CERTEZZA: "Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso".

Gesù non si trovò per caso vicino a quel ladro.

Egli venne a morire proprio per tutti i “ladri” del mondo per amore, e poiché siamo tutti peccatori, Egli è morto anche per noi.

Quel ladro dopo una preghiera di 4 secondi trovò la vera vita, quella eterna.

Gesù non gli chiese lunghe preghiere, lunghi pellegrinaggi scalzo o buone opere per ripagarsi delle cattive, ma il cuore, un cuore desideroso di Dio.

Gesù voleva dire anche all’altro “oggi sarai con me in paradiso”, ma non glielo disse per la sua incredulità. Lo dirà a te?

Molti pensano che per il ladro era diverso poiché era all’ultimo momento della sua vita... Ma anche noi siamo all’ultimo momento della nostra vita!

Nessuno può avere un certificato dal sindaco che domani sarà ancora vivo! Quindi una preghiera che viene dal cuore verso Gesù è urgente anche per te.

La salvezza in Gesù si deve acquisire ora, non si sa se ne avremo la possibilità all’ultimo momento.

Gesù quando nacque divise la storia, alla Sua morte divise l’umanità.

Un ladro è morto da perduto ed è andato all’inferno. L’altro è morto da salvato, e da circa 2000 anni è in paradiso.

Quando sarà il tuo momento, morirai da salvato o da perduto?

Se avessimo la possibilità di domandare a quel ladro: “dove vai oggi?”, non ci direbbe BOH!?, ma: “oggi vado in paradiso perché Gesù me l’ha promesso ed io ho creduto”.

Se facciamo la stessa domanda ad un qualsiasi vero cristiano avremo la stessa risposta: “Io andrò in paradiso perché Gesù me l'ha promesso ed io ho creduto”.

Tu puoi dare la stessa risposta?

Gesù si ricordò di quel ladro portandolo in paradiso... Si ricorderà di te?

Salmo 18

Posted by silvano on February 16, 2012 at 9:30 AM Comments comments (0)

“Io ti amo, o Signore, mia forza!

Il Signore è... il mio liberatore”

 

Dalla lettura del Salmo 18 si deduce chiaramente che la dichiarazione d’amore che Davide rivolge al Signore, scaturisce da un’esperienza di liberazione. Diversi sono i nemici di Davide in questo Salmo sui quali egli ottiene vittoria. L’amore di quest’uomo verso Dio scaturisce e prende forma dalla manifestazione dell’amore del Signore che si è concretizzato fattibilmente nella sua vita in un atto di liberazione e di vittoria sui molteplici nemici. È un dato di fatto! L’amore di Dio è meravigliosamente pratico!

Giovanni, apostolo di Gesù Cristo, dichiarerà molti secoli dopo che: “In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi... “. Paolo altresì dichiarerà che: “. .. mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. La morte di Gesù sulla croce come soluzione sostitutiva all’immane dramma spirituale degli uomini costituisce l’apice della rivelazione e dell’espressione dell’amore divino verso i peccatori. Insieme con gli altri, tutti noi, eravamo nemici di Dio a motivo della nostra caduta. In tali condizioni non eravamo in grado di amare Dio; non eravamo nelle condizioni di concepire e provare un tal nobile sentimento per il Signore, Dio onnipotente. Schiavi dei nostri peccati, privi della conoscenza di Dio, senza fede e senza speranza nel mondo ci avvicinavamo sempre più al baratro tetro e sinistro dell’inferno. “Ma, quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia...” (Tito3:4-5).

Dichiarare apertamente il nostro amore per Dio è possibile perché abbiamo conosciuto un Signore che ci ha perdonati e liberati dai nostri peccati, i quali; ci tenevano schiavi e prigionieri. L’amore del cristiano verso Dio sboccia da questa meravigliosa esperienza di liberazione che lo porta a slanciarsi gioiosamente e con riconoscenza verso il Liberatore. Davide, in questo bellissimo canto, esprime l’amore sincero che prova per Dio in quanto consapevole di aver sperimentato la salvezza e la liberazione del Signore in svariate circostanze di pericolo. Nella stessa maniera, anche in noi, non vi è stata alcuna forza che abbia in qualche modo concorso alla nostra salvezza. Dio è l’autore assoluto della vittoria che c’è stata concessa, talché possiamo affermare: “Io ti amo, o Signore, mia forza!” La nostra testimonianza non è altro che la proclamazione di un’esperienza che riscontra in Dio l’autore e il protagonista di una salvezza eterna: “Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo a suo tempo, è morto per gli empi “, “Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rom.5:6,8). Si! Eravamo senza forza, totalmente incapaci di liberarci dal nostro peccato. Ringraziato sia Iddio che la sua potenza è stata manifestata nella proclamazione dell’evangelo e la forza della sua maestà è stata glorificata quando, nel dono del suo Figlio ci liberò dalle nostre colpe. Il Signore è stato ed è la nostra forza! L’amore di Dio è una forza travolgente che libera dalla prigionia, guarisce dall’infermità e perdona l’iniquità dimenticandola per sempre. Forse, le cose che abbiamo considerato saranno maggiormente più chiare se andiamo alla parabola del “buon samaritano”: sulla via che scende da Gerusalemme a Gerico troviamo un uomo disteso a terra che, ferito e privo di forze ha bisogno di soccorso. Dopo che alcuni personaggi passano indifferenti ignorando il bisogno del moribondo arriva un uomo, buono e generoso, il quale, pieno d’amore e compassione soccorre il viandante atterrito. Prendendolo sulle “proprie” spalle lo adagia sul “proprio” asino e lo conduce in un luogo dove sarà curato ed accudito a “proprie” spese. Non c’è che dire! Davvero un grande gesto d’amore quello del “buon samaritano”! Questa parabola, descrive eloquentemente l’avvincente storia dell’amore di Dio che, nel dono di Cristo si riconcilia con il mondo. Non importa! Andare oltre sarebbe uno speculare vano. Chiunque voi siate recatevi al Signore, confessategli il vostro peccato e riconoscete la vostra colpa. Vi supplichiamo, riconciliatevi con Dio, afferrate il dono di Cristo, appropriatevi del suo perdono, recatevi a lui con il vostro cuore, Egli vi benedirà! Vi supplichiamo siate riconciliati con Dio! “Io vi ho amati” dice il Signore: “e voi dite: in che modo ci hai amati?”(Mal.1:2). “In questo si è manifestato per noi i l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo unigenito Figlio, affinché, per mezzo di lui, vivessimo” (1Giov. 4:9).

La donna samaritana

Posted by silvano on February 16, 2012 at 9:30 AM Comments comments (0)

Gesù le rispose e disse: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice: 'Dammi da bere', tu stessa gliene avresti chiesto, ed Egli ti avrebbe dato dell'acqua viva"» (Gv 4:10

Nella persona del Salvatore Gesù Cristo noi possiamo trovare il meglio in assoluto che noi potremmo mai desiderare, sia per la nostra vita e per la vita dei nostri cari. Molti però stanno lontani da questa fonte di acqua viva a causa del pregiudizio, dell'ignoranza, oppure della negligenza, e questo è un vero peccato, anzi, un dramma. Sono infatti spesso il pregiudizio, l'ignoranza, e la negligenza -concetti molto vicini l'uno all'altro- che ci tengono lontani da ciò di cui maggiormente noi avremmo bisogno. Pregiudizio, ignoranza e negligenza sono tre compagni, anzi, direi quasi tre démoni che vediamo all'opera in una persona emblematica: la donna di Samaria che troviamo descritta nel capitolo 4 dell'Evangelo secondo Giovanni. Questa donna di Samaria è significativa di una situazione, di una realtà più generale che tocca molti di noi. Oggi vorrei parlare di questa donna non per condannarla, ma per mostrare quanto, per grazia di Dio: pregiudizio, ignoranza e negligenza possano essere superati per poter abbracciare finalmente con fiducia il Salvatore Gesù Cristo e saziare in Lui la nostra grande sete

L'esclamazione di Gesù è pertinente anche per noi oggi. Anche oggi egli esclama: Ah, se tu sapessi chi sono io! Se tu ti rendessi conto di che cosa potrebbe essere la tua vita se mi accogliesti come tuo Salvatore e Signore. Ah se tu ti rendessi conto da che cosa i tuoi pregiudizi, la tua ignoranza, e la tua negligenza ti separano! Se tu vedessi il bisogno grande che tu potresti soddisfare in me, "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice: 'Dammi da bere', tu stessa gliene avresti chiesto, ed Egli ti avrebbe dato dell'acqua viva". Se hai sete di ciò che veramente più conta nella tua vita, avvicinati con fede al Salvatore Gesù, dagli la tua più incondizionata e totale fiducia: egli non ha mai deluso nessuno che l'avesse voluto fare. Quella donna di Samaria non avrebbe più avuto questo tipo di sete, perché in Gesù aveva ricevuto, per grazia di Dio, il dono più grande che qualcuno possa mai ricevere. Che possa essere così anche per te.

Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate...

Posted by silvano on October 14, 2011 at 11:10 AM Comments comments (0)

 

 

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(Gesù disse al malfattore:) "Oggi tu sarai con me in paradiso".

(1 Corinzi 1:28 - Luca 23:43)

 

Forse siete passati di fallimento in fallimento, sospinti sempre più lontano nella violenza e nell'odio verso tutto e tutti. Forse conoscete la miseria, la solitudine, i danni terribili dell'alcool o della droga, forse persino la prigione. Vi sembra che davanti a voi non ci sia altro che la disperazione di una vita sciupata.

Se siete tra quelli che la società del consumismo, dura ed egoista, chiama falliti ed emarginati, Dio vi cerca e vi chiama.

Nessun uomo, per quanto potente possa essere, ricco, colto, onesto, ha alcun merito da far valere davanti alla giustizia di Dio. Per Lui tutti gli uomini sono indegni ed hanno bisogno di essere salvati. Per quanto in basso possiate essere caduti, l'amore del Dio giusto è anche per voi. Gesù Cristo è morto sulla croce del Calvario, subendo la condanna al vostro posto.

Gesù vi guarda, ha pianto per voi, è stato ferito e disprezzato. Il suo amore è forte e fedele, puro, disinteressato. Chiama il più misero, il più lontano da lui. Non allontanatevi, come se la cosa non vi riguardasse. Lui non respinge nessuno.

Credete in lui e sarete salvati. Abbiate fiducia in lui, e cercatelo; vi farà conoscere la pace di Dio e la vera gioia che il mondo non ha.

 

 

UNA LETTERA PER TE

Posted by silvano on December 1, 2010 at 1:18 PM Comments comments (0)

UNA LETTERA PER TE

Caro lettore, cara lettrice,

Questa lettera si rivolge a tutte le persone, ma a quelle che non hanno nessuna pace, cioè gli ammalati, gli afflitti, ai malinconici, a tutti quelli che vengono dominati da vizi, da pensieri cattivi e preoccupazioni diverse.

Gesù Cristo, il Figliuolo di Dio disse di essere egli stesso la luce del mondo, il Salvatore, il medico di tutti, il liberatore di quelli che sono sotto il dominio del maligno. Disse pure: Io vi do la mia pace!

Perchè la sua opera redentrice compiuta più di 2000 anni fa non si manifesta molto di più? Perchè i primi cristiani sperimentavano la potenza redentrice del sangue prezioso di Gesù? Perchè in quel tempo si manifestavano miracoli e guarigioni di ogni specie ed oggi ne vediamo ben poco? Eppure Gesù è lo stesso ieri, oggi,ed in eterno. Si vede che noi uomini e donne abbiamo sbagliato. Non ci siamo abbastanza curati della Parola e della volontà di Dio. Per conseguenza Egli non poteva più benedirci.

I motivi per i quali noi non sperimentiamo la bontà di Dio dunque sono questi: L’ignoranza, la mancanza della fede, la disubbidienza, il peccato, la mancanza della perseveranza nella preghiera.

Va ora assieme a te vogliamo conoscere la vera e unica via d’uscita dai guai personali, affinchè tornino le benedizioni di Dio

Gesù. Egli ci dice: Venite a Me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, Io vi darò riposo.

Noi uomini (e donne) siamo discendenti di Adamo. Per conseguenza abbiamo il sangue impuro e peccaminoso. Il peccato regna in noi. Il sangue di Gesù invece è senza peccato, è puro, santo ed immacolato. Perciò il nostro Signore mediante lo spargimento del suo sangue doveva riscattarci dal dominio del peccato. In Lui c’è la libertà spirituale per noi. Mediante la nostra fede personale possiamo esperimentare la vera libertà .

Grandissimi benedizioni sono state preparate per noi. Perciò la Sacra Scrittura ci assicura: In Gesù voi avete tutto pienamente! (Colossesi 2,10). Abbi dunque fiducia, non scoraggiarti! Il Signore conosce i tuoi bisogni e ti aiuterà, se sei disposto ad ubbidirgli ed a credere seriamente come dice la Bibbia Egli secoli fa ha aiutato gli afflitti, gli ammalati,….. Agirà di nuovo nei nostri giorni, se in noi trova persone che sono disposte ad abbandonare il peccato ed a ravvedersi veramente.


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